" IL VESPRO SICILIANO "

" Se mala signoria che sempre accora

i popoli suggetti, non avesse mosso Palermo

a gridar "mora! mora!
(citazione dei vespri dalla divina Commedia)

Parliamo ovviamente di un evento storico avvenuto nel XIII secolo, molto nominato ma poco conosciuto.
Tutto ebbe inizio dalla caduta del regno del rè Pietro d'aragona
che con la sua consorte regina Costanza figlia di Manfredi (a sua volta figlio del'imperatore svevo Federico II, e re di sicilia dal 1258-
ucciso a Benevento durante il contrasto dalle truppe di Carlo D'angiò)
quindi unica discendente della dinastia sveva, di cui la popolazione siciliana manteneva ancora il ricordo dello splendore raggiunto con il nonno (Federico II). In Sicilia la situazione era particolarmente critica, il regno di Sicilia venne definitivamente assoggettato alla tirannia angioina, che ben presto si dimostrarono completamente insensibili a qualunque richiesta di ammorbidimento, ed applicarono un esoso fiscalismo, praticando usurpazioni, soprusi e violenze.
Questo contrasto ovviamente riguardava più direttamente i nobili siciliani, che per la riduzione generalizzata delle libertà baronali furono il principale bersaglio di un opprimente politica fiscale.
Secondo la tradizione furono proprio i nobili che in gran segreto organizzarono la rivoluzione contro l'oppressore francese.

Tutto ebbe inizio all'ora del Vespro del 30 marzo 1282, lunedi dopo la Pasqua, sul sagrato della chiesa dello Spirito Santo a Palermo, l'insurrezione dilagò come una miccia in tutta la sicilia,
secondo la ricostruzione storica a generare l'episodio fu la reazione al gesto di un soldato dell'esercito francese tale Drouet, che si era rivolto in maniera irriguardosa ad una giovane nobildonna accompagnata dal marito, con la scusa di cercarle armi nascoste sotto il vestito, la reazione dello sposo a difesa della nobildonna fu appunto la scintilla che dette inizio alla rivolta, si narra che con la stessa spada rubata al soldato lo trafisse a morte, nel corso della serata e della notte che ne seguì i Palermitani si abbandonarono ad una vera e propria caccia ai francesi, presto trasformatasi in una vera carneficina. Si racconta che per individuare i francesi che si mescolavano camuffati tra i popolani
mostravano loro dei ceci chiedendo loro di pronunciare il nome, appena i francesi dicevano sisèr anzichè "ciciru" venivano uccisi. All'alba la città si dichiarò indipendente, la rivolta si estese a tutta la sicilia, cosi fu la volta di Corleone, Taormina Messina, Siragusa, Augusta Caltagirone, e via via tutte le città. Il 3 aprile 1282 veniva adottata la bandiera giallo rossa con al centro la trinacria e che diverrà il vessillo della sicilia. La bandiera fu formata dal rosso di Corleone e dal giallo di Palermo a seguito di un atto di confederazione stipulato da 29 rappresentanti delle 2 città, la Parola "Antudo" che era la parola d'ordine della rivolta, fu scritto sulla bandiera.

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