I FLORIO l'orgoglio di un grande mito

 

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La famiglia Florio fu protagonista di un periodo importante della storia siciliana che dura 150 anni e si intreccia con la nascita dell'unità d'Italia. La nostra storia comincia dalla metà del XVIII secolo,  fu proprio nel 1783 a causa di un disastroso terremoto che Paolo Florio si trasferisce dalla Calabria alla volta della Sicilia, destinazione della sua meta è Palermo. In via dei Materassai apre un negozio di spezie, l'Aromateria e grazie al periodo florido per gli scambi commerciali del mediterraneo gli affari vanno bene. Nel 1807 Paolo Florio muore e lascia a suo figlio Vincenzo in eredità l'immenso capitale accumulato di 3 milioni di lire.

I Florio Capitani d'industria

Vincenzo Florio ha un grande fiuto per gli affari e ben presto diventa un abile commerciante, le cui merci navigano oltre oceano. Allarga i suoi orizzonti degli affari e mette gli occhi in diversi settori, dalla pesca del tonno, all'industria e persino nella navigazione mercantile. Seguendo la corrente inglese che aveva sviluppato diverse aziende vitivinicole nel 1832 crea le cantine Florio e produce  quello che diventerà il più famoso vino del mondo, il MARSALA FLORIO. Nel 1840 Avvia la compagnia di navigazione dei battelli a vapore, inizialmente con la tratta Palermo Napoli per il servizio commerciale e postale, successivamente ottenendo diverse convenzioni arriva fino in America. Sempre nello stesso periodo produce e commercializza acido solforico e derivati dello zolfo. Oltre gli giacimenti delle solfare possiede la fonderia Orotea, diventa banchiere e fonda il Banco Florio entra a far parte del consiglio d'amministrazione della Banca Nazionale e nel 1861 diventa Presidente della sede di Palermo. Dal 1863 al 1867 fu Presidente della Camera di Commercio. Nel 1864 viene nominato Senatore del Regno D'Italia. Vincenzo Florio muore a Palermo nel 1868, lasciando un vero impero economico al figlio Ignazio (1838-1891). 

Ignazio Florio senior superò di gran lunga le aspettative del padre con cui collaborava attivamente negli affari di famiglia e affermò le sue grandi doti di industriale nel panorama europeo del suo tempo. Tra le iniziative più importanti c'è da ricordare l'acquisto delle isole Egadi per 2.700.000 delle vecchie lire che nel 1874 erano una cifra enorme e con la tonnara di Favignana e lo stabilimento per la lavorazione del tonno vi lavoravano oltre 4000 persone. A Ignazio Florio Sr. va riconosciuta la genialità dell'inscatolamento del tonno in olio di oliva mai adottato da altri prima di allora, questo fu un vero traguardo epocale nell'industria alimentare. Non perse di vista l'interesse dei trasporti navali e in società con Rubattino di Genova diedero vita alla compagnia di navigazione italiana, la stessa che in un tempo futuro diventerà Tirrenia,  ancora oggi le 2 navi della Tirrenia si chiamano Rubattino e Vincenzo Florio. Contribuì con generose donazioni alla costruzione del Teatro Massimo di Palermo ad opera dell'architetto Giovan Battista Basile, completato poi dai rispettivi figli, Ignazio Florio Junior e l'architetto Ernesto Basile.  Ignazio fu un uomo molto generoso ed era venerato e rispettato da tutti i siciliani oltre che da quelli che lavoravano per lui ed in suo onore fu eretta una statua bronzea dai Favignanesi  nella piazza principale antistante il Municipio è una statua a Palermo nella stessa piazza a lui dedicata. Come suo padre, Ignazio Florio Senior fu nominato Senatore del Regno d'Italia, morì a Palermo nel 1891 lasciando le redini del suo impero al figlio maggiore Ignazio Junior.


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