"I BEATI PAOLI "

Continua così il racconto dei misteri sotterranei di Palermo, dopo i Qanat e le camere dello scirocco non potevamo non fare luce su uno dei misteri più antichi , che da oltre cinque secoli si conserva immacolato nell'immaginario collettivo dei Palermitani.
Devo innanzitutto fare una premessa, che questa leggendaria setta segreta è vissuta più attraverso ad una tradizione orale, tramandata nei secoli e che fino al dì d'oggi al solo parlarne, tutto rimane coperto da un alone di omertà, quasi a pensare che la setta non si sia mai sciolta; piuttosto che riferirsi all'unico scritto di uno storico e testimone Francesco Maria Gaetani Marchese di Villabianca (Palermo 12 marzo1720-6 febbraio 1802) che nei suoi diari Palermitani oltre che alle notizie storiche agli antichi uffizi del regno di Sicilia, lasciò anche numerosi scritti in merito a questi scellerati come lui stesso li definì in uno dei suoi opuscoli datato 1790, diari che sono stati raccolti in 25 volumi e conservati presso la bibblioteca comunale di Palermo.

Nel 1909 Luigi Natoli (scrittore Palermitano-1857-1941) ne fa un fortunato oggetto di appendice e viene pubblicato a fascicoli dal Giornale di Sicilia, il successo che ne derivò fù strepitoso, tanto che nel 1971 la casa editrice Flaccovio propone una riedizione del romanzo con un saggio introduttivo di Umberto Eco. C'è da dire che diverse edizioni susseguirono a quello del Natoli taluni facente riferimento a misteriosi personaggi (di fantasia)come il Coriolano della Floresta altri facente riferimento alle vicissitudini della Baronessa di Carini (che gli studiosi escudono il collegamento ai beati Paoli).

Questa setta operò tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, la storia vuole che l'esistenza della setta dei beati paoli venga collegata come continuazione di un'altra setta risalente alla fine del XII secolo con il nome di Vendicosi (ma questa è un'altra storia, per'altro non accertata).

Anticamente si dipartiva qui la strada che passando dal convento di San Francesco Di Paola dove ubicava il piano di S.Oliva, passando per le campagne settentrionali arrivava a carini, girando sulla destra si incrocia la via Beati Paoli, qui un'antica targa marmorea fatta porre da Vincenzo Di Giovanni all'inizio del XX secolo ricorda che dietro ad una porticina si accedeva alla grotta tribunale della setta. Il Marchese di Villabianca ne ricorda una sua personale visita:

"La casa dell'avvocato Giovanbattista Baldi si trova a S.Cosimo nella vanella di Santa Maruzza, (attuale quartiere capo): Dal primo piano dell'ingresso di questa casa, passando per una porticina, si arriva in un piccolo baglio scoperto, in cui sorge un piccolo albero boschigno, e il piano su cui si cammina non è altro che lo strato di una volta ben larga che copre la grotta sottostante. Nel centro della volta vi è un occhio con grata di ferro che serve da spiraglio e lume alla sotterranea caverna.

In questa scendersi per cinque scaglioni di pietra rustica, che in faccio presentarvi in una piccola oscura stanza con in mezzo un tavolo, da qui si entrava nella principale grotta, ove trovasi una ben larga camera con sedili tutto all'intorno e col comodo di cava, o sia nicchie e scansie nelle quali si posavan l'armi si di fuoco che di ferro.

......or qui adunavansi questi sectarij e vi tenevano le loro congreghe, in luoghi oscuri e dopo il tocco della mezzanotte vi capitavano onde e tutte facevansi a lume di candela.

Questo che avete appena letto è il racconto del Villabianca che aggiunge inoltre che vi erano anche altre entrate, una delle quali collegata alla chiesa di Santa Maruzza (Chiesa di Santa Maria di Gesù ò dei Canceddi), si suppone che quattro frati facessero parte di questa setta, e attraverso le cavità sotterranei anche molti palazzi erano collegabili tra loro, attraversando quello che era conosciuto come il più grande sito cimiteriale di catacombe Paleocristiane del VI e V secolo d.c. e si dipartono oltre le antiche mura della porta D'Ossuna.

I Beati Paoli furono una leggendaria setta segreta di vendicatori-giustizieri, si suppone che essa sia nata a causa dello strapotere e dai soprusi dei nobili che nel panorama secentesco e feudale si amministrava direttamente anche la giustizia criminale. Sempre dal racconto si narra che di giorno girassero incappucciati come frati, origliando tra il popolo e stabilendo il torto subito, di notte prelevavano gli imputati e condotti davanti ad un tribunale venivano interrogati e a volte sentenziati a morte. Processavano chi abusava del loro potere, a volte con soprusi ai danni dei più deboli e indifesi.

Chiunque avesse subito un torto, poteva contare sull'intervento di questa società segreta, che emetteva verdetti inappellabili e spietati, chi veniva condannato a morte non aveva scampo e la sentenza veniva eseguita a colpi di pugnale.

I giustizieri erano in grado di apparire misteriosamente al cospetto della vittima designata, colpire e sparire rapidamente. Nel Romanzo Natoliano, i Beati Paoli si comportavano a fin di bene, le gesta di questi uomini che all'occasione risultavano essere incappucciati e vestiti di un saio nero dei frati minimi di San Francesco di Paola, punivano i potenti responsabili di soprusi sfuggendo alla legge costituita.
E' facile intuire perché  la tradizione orale, dovuta per'altro all'enorme successo che ebbero i fascicoli di Natoli, pubblicati dal giornale di Sicilia , dove la gente con entusiasmo ne riconosceva anche i luoghi,  superasse di gran lunga la storia vera che tutt'ora è destinata a rimanere misteriosa e sconosciuta.



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