mercoledì 26 gennaio 2011

"LA VUCCIRIA " storico mercato Palermitano risalente al XII secolo

Il Palermitano verace sa che "i balati ra vucciria" non si asciugano mai, da qui nasce il detto per intendere che una promessa non si avvererà mai: "quannu s'asciucanu i balati ra vucciria". Balata proviene dall'arabo "al balàt"

domenica 23 gennaio 2011

MONDELLO BEACH

Mondello- stabilimento Charlestone
Mondello rappresenta senz'altro la punta di diamante delle localita di mare più prossimo alla città di Palermo,  sia per quanto riguarda la spiaggia per lo più costituita da sabbia bianchissima e organizzata in lidi attrezzati, sia per quanto riguarda la mitica passeggiata serale , nei pressi dell'antica torre della tonnara ò mondello paese, adiacente al porticciolo, per rinfrescarsi degustando degli inimitabili gelati
 oppure per mangiare dei frutti di mare presso i ristoranti, quasi sulla spiaggia del porticciolo, per godersi il ponentino serale che profuma di mare. Mondello si affaccia da un versante di Montepellegrino , da un lato c'è capo Gallo con le   sue scogliere verso il mare aperto, dall'altro un golfetto sabbioso e riparato, al centro del quale troviamo lo stabilimento "Charleston".
Da questo golfo attraverso la passeggiata del lungo mare è possibile percorrere tutto il tratto a piedi, meta serale estiva dei giovani, ma anche delle famiglie.

Mondello paese (PA)
Mondello Village

PASTA COI BROCCOLI ARRIMINATI

Pasta coi broccoli arriminati

A pasta chi vruocculi arriminati un
 piatto tipico palermitano, è importante spiegare che noi in Sicilia chiamiamo broccolo quello che in altre parti d'Italia chiamano cavolfiore.

PASTA CON LE SARDE

Ci sono diverse versioni anche a Palermo di questo piatto tipico sia saltata in padella che gratinata al forno

Ti potrebbe interessare vedere anche:
Pasta con le sarde alla Trapanese

Ma quella che tratteremo qui è la versione verace D.O.C. palermitana

ingredienti per 6 persone:
600g. di bucatini
1 kg. di sarde freschissime
1 bustina di passolini e pinoli
1 cipolla
1 mazzetto di finocchietto selvatico
2 bustine di zafferano
2 sarde salate
Procedimento: (facile)
Bollire il finocchietto ben cotto (circa 1 ora di cottura) in acqua salata giusta-
nel frattempo pulire le sarde disquamarle e deliscarle (allinguate)-
tritare la cipolla finemente e in un tegame soffriggere la cipolla e a piacimento 1 peperoncino, quando sarà imbiondita aggiungere le due sarde salate e scioglierle con un cucchiaio di legno, quindi aggiungere metà delle sarde (già pulite precedentemente) amalgamare e aggiungere il finocchietto che avrete tagliato piccolo- aggiungere i passolini e pinoli e 1 mestolo di acqua del finocchietto- regolare la densità (non deve risultare troppo annacquato ne troppo asciutto)- portare all'ebollizione, quindi aggiungere l'altra metà di sarde e mescolare delicatamente questa volta cercando di non rompere le sarde- aggiungere lo zafferano e far cuocere ancora per 10/15 minuti- nella restante acqua del finocchietto portata ad ebollizione immergere i bucatini a metà cottura mettere lo zafferano- scendere al dente e condire con metà delle sarde, poi su ogni piatto condire con le sarde restanti più sane- e buon appetito.

"LA PASSEGGIATA DELLE CATTIVE "

Nel panorama ottocentesco di una Palermo in pieno fermento di una classe emergente malgrado il periodo di profonda divisione politica, da un lato la sicilia Borbonica e dall'altro una sicilia unitaria legata al destino di Garibaldi e dell'unità d'Italia, era diventata consuetudine la passeggiata alla marina ossia al foro italico, i bene informati sottolineano "per vedere e per farsi vedere". Ma la passeggiata alla marina era anche un punto d'incontro per vedere spettacoli, ascoltare concerti all'aperto, insomma tutto quanto potrebbe ricordarci il periodo liberty di cui la famiglia Florio e maggiormente di Vincenzo Florio con le sue conoscenze della cultura Inglese, facevano da padroni di casa, c'è da dire che la loro influenza fù notevole per aver contribuito ad istaurare quel clima di sviluppo consentendo alla città di Palermo a ottenere in quel periodo un ruolo nella vita socio-politica e culturale del Paese.
La passeggiata si affermò subito come uno dei principali luoghi di svago e di ritrovo della cittadinanza, tra la porta felice e via Butera si trova una scalinata che conduce alla cosidetta passeggiata delle cattive, è una pubblica terrazza da dove si può godere un panorama stupendo, e fu chiamato delle cattive in quanto dedicato alle vedove che qui venivano a passeggiare lontano da occhi indiscreti, cattive dal latino captivae e cioè prigioniere del dolore del lutto che portavano con se, e per tenersi ad una certa distanza della passeggiata pubblica del foro italico.
il sito è visitabile, ingresso da piazza santo Spirito adiacente porta felice in fondo a corso Vittorio Emanuele (Cassaro) ed è aperto dalle 10 alle 19 di ogni giorno.

"RUGGERO SETTIMO" ...la sagra dei grandi uomini


Dopo la famiglia Florio continuiamo con la conoscenza dei grandi uomini che furono artefici di un periodo glorioso nella storia della Sicilia. A Palermo è stata dedicata una via del centro storico a Ruggero Settimo, seppure è una via tra le più importanti, solo pochi conoscono questo grande personaggio che meritò tanto onore.
 Ruggero Settimo nacque a Palermo il 19 maggio 1778 e morì a Malta il 12 maggio 1863, fu prima ammiraglio della flotta borbonica del regno delle due sicilie e successivamente capo del governo,

" IL VESPRO SICILIANO "

" Se mala signoria che sempre accora

i popoli suggetti, non avesse mosso Palermo

a gridar "mora! mora!
(citazione dei vespri dalla divina Commedia)

"I BEATI PAOLI "

Continua così il racconto dei misteri sotterranei di Palermo, dopo i Qanat e le camere dello scirocco non potevamo non fare luce su uno dei misteri più antichi , che da oltre cinque secoli si conserva immacolato nell'immaginario collettivo dei Palermitani.
Devo innanzitutto fare una premessa, che questa leggendaria setta segreta è vissuta più attraverso ad una tradizione orale, tramandata nei secoli e che fino al dì d'oggi al solo parlarne, tutto rimane coperto da un alone di omertà, quasi a pensare che la setta non si sia mai sciolta; piuttosto che riferirsi all'unico scritto di uno storico e testimone Francesco Maria Gaetani Marchese di Villabianca (Palermo 12 marzo1720-6 febbraio 1802) che nei suoi diari Palermitani oltre che alle notizie storiche agli antichi uffizi del regno di Sicilia, lasciò anche numerosi scritti in merito a questi scellerati come lui stesso li definì in uno dei suoi opuscoli datato 1790, diari che sono stati raccolti in 25 volumi e conservati presso la bibblioteca comunale di Palermo.

Nel 1909 Luigi Natoli (scrittore Palermitano-1857-1941) ne fa un fortunato oggetto di appendice e viene pubblicato a fascicoli dal Giornale di Sicilia, il successo che ne derivò fù strepitoso, tanto che nel 1971 la casa editrice Flaccovio propone una riedizione del romanzo con un saggio introduttivo di Umberto Eco. C'è da dire che diverse edizioni susseguirono a quello del Natoli taluni facente riferimento a misteriosi personaggi (di fantasia)come il Coriolano della Floresta altri facente riferimento alle vicissitudini della Baronessa di Carini (che gli studiosi escudono il collegamento ai beati Paoli).

Questa setta operò tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, la storia vuole che l'esistenza della setta dei beati paoli venga collegata come continuazione di un'altra setta risalente alla fine del XII secolo con il nome di Vendicosi (ma questa è un'altra storia, per'altro non accertata).

Anticamente si dipartiva qui la strada che passando dal convento di San Francesco Di Paola dove ubicava il piano di S.Oliva, passando per le campagne settentrionali arrivava a carini, girando sulla destra si incrocia la via Beati Paoli, qui un'antica targa marmorea fatta porre da Vincenzo Di Giovanni all'inizio del XX secolo ricorda che dietro ad una porticina si accedeva alla grotta tribunale della setta. Il Marchese di Villabianca ne ricorda una sua personale visita:

"La casa dell'avvocato Giovanbattista Baldi si trova a S.Cosimo nella vanella di Santa Maruzza, (attuale quartiere capo): Dal primo piano dell'ingresso di questa casa, passando per una porticina, si arriva in un piccolo baglio scoperto, in cui sorge un piccolo albero boschigno, e il piano su cui si cammina non è altro che lo strato di una volta ben larga che copre la grotta sottostante. Nel centro della volta vi è un occhio con grata di ferro che serve da spiraglio e lume alla sotterranea caverna.

In questa scendersi per cinque scaglioni di pietra rustica, che in faccio presentarvi in una piccola oscura stanza con in mezzo un tavolo, da qui si entrava nella principale grotta, ove trovasi una ben larga camera con sedili tutto all'intorno e col comodo di cava, o sia nicchie e scansie nelle quali si posavan l'armi si di fuoco che di ferro.

......or qui adunavansi questi sectarij e vi tenevano le loro congreghe, in luoghi oscuri e dopo il tocco della mezzanotte vi capitavano onde e tutte facevansi a lume di candela.

Questo che avete appena letto è il racconto del Villabianca che aggiunge inoltre che vi erano anche altre entrate, una delle quali collegata alla chiesa di Santa Maruzza (Chiesa di Santa Maria di Gesù ò dei Canceddi), si suppone che quattro frati facessero parte di questa setta, e attraverso le cavità sotterranei anche molti palazzi erano collegabili tra loro, attraversando quello che era conosciuto come il più grande sito cimiteriale di catacombe Paleocristiane del VI e V secolo d.c. e si dipartono oltre le antiche mura della porta D'Ossuna.

I Beati Paoli furono una leggendaria setta segreta di vendicatori-giustizieri, si suppone che essa sia nata a causa dello strapotere e dai soprusi dei nobili che nel panorama secentesco e feudale si amministrava direttamente anche la giustizia criminale. Sempre dal racconto si narra che di giorno girassero incappucciati come frati, origliando tra il popolo e stabilendo il torto subito, di notte prelevavano gli imputati e condotti davanti ad un tribunale venivano interrogati e a volte sentenziati a morte. Processavano chi abusava del loro potere, a volte con soprusi ai danni dei più deboli e indifesi.

Chiunque avesse subito un torto, poteva contare sull'intervento di questa società segreta, che emetteva verdetti inappellabili e spietati, chi veniva condannato a morte non aveva scampo e la sentenza veniva eseguita a colpi di pugnale.

I giustizieri erano in grado di apparire misteriosamente al cospetto della vittima designata, colpire e sparire rapidamente. Nel Romanzo Natoliano, i Beati Paoli si comportavano a fin di bene, le gesta di questi uomini che all'occasione risultavano essere incappucciati e vestiti di un saio nero dei frati minimi di San Francesco di Paola, punivano i potenti responsabili di soprusi sfuggendo alla legge costituita.
E' facile intuire perché  la tradizione orale, dovuta per'altro all'enorme successo che ebbero i fascicoli di Natoli, pubblicati dal giornale di Sicilia , dove la gente con entusiasmo ne riconosceva anche i luoghi,  superasse di gran lunga la storia vera che tutt'ora è destinata a rimanere misteriosa e sconosciuta.



Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License.

ITINERARI D'ARTE " QANAT E I SOTTERRANEI DI PALERMO "

Tra le bellezze storiche-culturali e architettoniche di Palermo vi è senza dubbio da scoprire una Palermo sotterranea che va sicuramente ad incrementare quel patrimonio turistico che per il suo rinato interesse storiografico ed ambientale, è tornata ad essere non solo un ottimo campo di ricerca, ma anche un'attrazione di bellezza ambientale.


L'opera di recupero intrapresa dalla sovrintendenza ai beni culturali ed ambientali , da qualche appassionato geologo (vedi il prof. Pietro Todaro, che in quest'ultimo decennio sostenuto dall'amministrazione comunale, ha riportato alla luce una delle più belle camere dello scirocco del centro storico) e da quella esplorazione, studio e divulgazione intrapresa dal gruppo speleologica CAI di Palermo, porta alla luce un tesoro quasi sconosciuto al pubblico sino agli anni ottanta.

Tutti conosciamo i luoghi medievali e non di Palermo in superficie, ma sono molto meno le persone che sanno cosa si cela al di sotto di essa, un'altra città parallela, non accessibile a tutti, per questo poco conosciuta, ma altrettanto bella e interessante. Camere dello scirocco, Qanat, catacombe, chiese ipogeiche, rifugi antiaerei, cisterne e fiumi sotterranei.

I QANAT (aggruttati) , lunga rete idrica sotterranea scavata a mani e zappette,
a partire dal IX secolo, sotto la dominazione Araba con tecniche proprie dei Persiani, stretti cunicoli scavati dai muqanni (maestri d'acqua), veri pozzi creati in orizzontale per portare l'acqua in superficie e persino nelle abitazioni. A causa del clima arido e della mancanza di sorgenti, si è dovuto creare un metodo alternativo per soddisfare il bisogno idrico nelle città e nelle campagne. Non è un caso l'esistenza di giardini lussureggianti nel territorio della cosidetta (conca d'oro), come i palmeti e gli agrumeti intorno alle peschiere del Castello Maredolce, della Zisa e della Cuba realizzati dai dominatori Normanni, oppure i vigneti impiantati dai padri gesuiti nel XVI secolo, ò il giardino Botanico e la villa Giulia, il parco D'orleans, la villa Trabia Il giardino Inglese, i giardini di villa Niscemi della Palazzina Cinese, il parco della Favorita e tanti altri giardini e oasi di particolare bellezza, che ristorano il clima paermitano nei secoli XVII, XVIII e XIX.

Attualmente i Qanat visitabili sono solo tre: Il gesuitico basso (nella zona dell'ex ospedale psichiatrico, il gesuitico alto (nella zona di Altarello Baida) e dell'Uscibene.

Su prenotazione è possibile visitare questi qanat al costo di 10 euro, di cui è compresa la copertura assicurativa, l'equipaggiamento idoneo e l'assistenza in tutta sicurezza di personale specializzato.

LE CAMERE DELLO SCIROCCO:

Tra i documenti più antichi ritrovati è senz'altro un atto notarile risalente al 1691, dove si legge: scendesi più in basso a man destra vi è una grotta seu camera dello scirocco con fontana in mezzo e tutto in giro con mattoni di Valenza..... il luogo era quello della famosa villa delle quattro camere del duca di Terranova, ubicata vicino al convento dei cappuccini.

Stiamo parlando di opere settecentesche di architettura del raffrescamento passivo. Le camere dello scirocco costituirono spesso e in varie forme il corredo architettonico delle ville lussuose, usate per lo più per la caccia e la villeggiatura, che raggiunse la massima diffusione nel XIII secolo, un periodo fiorente per l'economia Palermitana, in cui i nobili riscoprirono i piaceri dell'ozio estivo soggiornando nelle dimore di campagna di alcune località della pianura.

L'ambiente è attraversato da un corso d'acqua proveniente da opere cunicolari drenanti dalla sorgente per gettarsi poi in un antico Qanat, venivano usati per lo più per rinfrescarsi nei torridi giorni in cui soffiava il vento di scirocco, grazie a particolari flussi d'aria infatti, venivano creati ambienti dove la temperatura era molto più bassa rispetto al resto dell'ambiente circostante.

ITINERARI D'ARTE "IL CASSARO "

Palermo 

Il nome Càssaro deriva dall'arabo "al Qasr" che significa fortificata, infatti fu

durante la dominazione araba che questa zona venne fortemente rafforzata, nel medioevo assunse il nome di via marmorea ò al balat (in arabo), parola rimasta in uso comune in siciliano ad indicare il marmo.

Sul finire del cinquecento assunse il nome di via Toledo in onore del vicerè Garcia de Toledo, il nome Cassaro si mantenne tale per un lungo periodo, solo dopo l'unificazione d'italia, lo storico nome venne cambiato in Corso Vittorio Emanuele, anche se molti, sopratutto i vecchi continuano a chiamarlo col vecchio nome.

E' la strada più antica di Palermo in assoluto, venne tracciata e creata da parte dei Fenici (734 a.c.), tagliava in due parti l'agglomerato, collegando l'originario porto alla necropoli, posta  subito alle spalle della città.

Ma è sopratutto nel 1567 che iniziano i lavori sull'asse cittadino, le modifiche interessano principalmente la nobiltà , che intravedono in questo coinvolgimento la nascita di una nuova vetrina cittadina. In breve tempo si affacciano ad essa nuovi palazzi e la piazza D'Aragona (successivamente Bologna) ad iniziativa di una delle più importanti famiglie Palermitane, che trasforma questo spazio in uno dei più ambiti salotti della città.

Altri abbellimenti avvenuti successivamente sono l'apertura di porta nuova a monte e di porta felice a mare e l'apertura della piazza Pretoria con la fontana sistemata dal Camilliani (1581).

Durante tutto il percorso troviamo tante strade che confluiscono ad essa ma solo due sono le strade principali che l'attraversano, La via Maqueda con il famoso incrocio di epoca Barocca (I quatto canti), e la via Roma.
Palermo P.za Pretoria - la fontana del Camilliani

La lista dei monumenti che affacciano sul corso è veramente infinita, ma vale la pena che siano elencati per dimostrarne l'importanza: i quatto canti, la cattedrale, chiesa di Santa Maria della catena, Porta nuova , Porta Felice, il palazzo dei Normanni, Piazza Vittoria, palazzo Bonocore, palazzo Sitano, fontana del cavalluccio marino, palazzo De Spuches, palazzo Napoli, palazzo Vannucci, palazzo Cammarata, Seminario Arcivescovile, palazzo Belmonte-Riso, Monastero del gran Cancelliere, palazzo Miraglia, palazzo Sant'Isidoro, palazzo Castrone, Chiesa del SS.Salvatore, palazzo Damiani.

ITINERARI D'ARTE "LA CHIESA DELLA MARTORANA"


La chiesa della Martorana (P.za Bellini Palermo), fu fondata nel 1143 per ordine del grande ammiraglio siriaco Giorgio D'antiochia, che era al servizio del Rè Normanno Ruggero II, e fu dedicata alla Madonna, motivo per il quale diventò nota come Santa Maria dell'ammiraglio.

Gesù incorona Ruggero II D'Altavilla
Mosaico - Chiesa della Martorana

L'edificio era sistemato e decorato come una chiesa bizantina a 4 colonne, tranne gli archi a sesto acuto e i pennacchi della cupola che erano di origine Islamica.
Nel 1193 le case attorno vengono adibite a convento Basiliano e successivamente la chiesa fu inglobata ad esse.; Attorno al 1394 avviene la fondazione del convento della Martorana
(dal nome dei proprietari) che sarà ceduto ai Benedettini dalla corona Normanna
e che darà poi il nome della chiesa.
Nel corso dei secoli avvengono diversi restauri, tra il 1683 e 1687 e poi nel 1740 Nicolò Palma progetta un nuovo prospetto, secondo il gusto barocco dell'epoca che si affaccia sulla piazza. Nel 1846 si realizza l'abbassamento del piano della piazza e viene realizzata la scalinata.
Un'altra curiosità di rilevanza storica è che le parti superiori delle pareti e della cupola sono interamente rivestite di decorazioni musive di periodo bizantino, le più antiche di tutta la sicilia e di grande importanza.

Chiesa della Martorana - Interno 

I dolci fatti di pasta di mandorle ò pasta reale, per lo più a forma di frutta devono il nome di martorana al fatto che a prepararli e a venderli erano fino al XIX secolo le suore del monastero della Martorana, da qui l'espressione la "frutta di Martorana".


sabato 22 gennaio 2011

I FLORIO l'orgoglio di un grande mito

 

PAGINA IN FASE DI AGGIORNAMENTO

La famiglia Florio fu protagonista di un periodo importante della storia siciliana che dura 150 anni e si intreccia con la nascita dell'unità d'Italia. La nostra storia comincia dalla metà del XVIII secolo,  fu proprio nel 1783 a causa di un disastroso terremoto che Paolo Florio si trasferisce dalla Calabria alla volta della Sicilia, destinazione della sua meta è Palermo. In via dei Materassai apre un negozio di spezie, l'Aromateria e grazie al periodo florido per gli scambi commerciali del mediterraneo gli affari vanno bene. Nel 1807 Paolo Florio muore e lascia a suo figlio Vincenzo in eredità l'immenso capitale accumulato di 3 milioni di lire.

I Florio Capitani d'industria

Vincenzo Florio ha un grande fiuto per gli affari e ben presto diventa un abile commerciante, le cui merci navigano oltre oceano. Allarga i suoi orizzonti degli affari e mette gli occhi in diversi settori, dalla pesca del tonno, all'industria e persino nella navigazione mercantile. Seguendo la corrente inglese che aveva sviluppato diverse aziende vitivinicole nel 1832 crea le cantine Florio e produce  quello che diventerà il più famoso vino del mondo, il MARSALA FLORIO. Nel 1840 Avvia la compagnia di navigazione dei battelli a vapore, inizialmente con la tratta Palermo Napoli per il servizio commerciale e postale, successivamente ottenendo diverse convenzioni arriva fino in America. Sempre nello stesso periodo produce e commercializza acido solforico e derivati dello zolfo. Oltre gli giacimenti delle solfare possiede la fonderia Orotea, diventa banchiere e fonda il Banco Florio entra a far parte del consiglio d'amministrazione della Banca Nazionale e nel 1861 diventa Presidente della sede di Palermo. Dal 1863 al 1867 fu Presidente della Camera di Commercio. Nel 1864 viene nominato Senatore del Regno D'Italia. Vincenzo Florio muore a Palermo nel 1868, lasciando un vero impero economico al figlio Ignazio (1838-1891). 

Ignazio Florio senior superò di gran lunga le aspettative del padre con cui collaborava attivamente negli affari di famiglia e affermò le sue grandi doti di industriale nel panorama europeo del suo tempo. Tra le iniziative più importanti c'è da ricordare l'acquisto delle isole Egadi per 2.700.000 delle vecchie lire che nel 1874 erano una cifra enorme e con la tonnara di Favignana e lo stabilimento per la lavorazione del tonno vi lavoravano oltre 4000 persone. A Ignazio Florio Sr. va riconosciuta la genialità dell'inscatolamento del tonno in olio di oliva mai adottato da altri prima di allora, questo fu un vero traguardo epocale nell'industria alimentare. Non perse di vista l'interesse dei trasporti navali e in società con Rubattino di Genova diedero vita alla compagnia di navigazione italiana, la stessa che in un tempo futuro diventerà Tirrenia,  ancora oggi le 2 navi della Tirrenia si chiamano Rubattino e Vincenzo Florio. Contribuì con generose donazioni alla costruzione del Teatro Massimo di Palermo ad opera dell'architetto Giovan Battista Basile, completato poi dai rispettivi figli, Ignazio Florio Junior e l'architetto Ernesto Basile.  Ignazio fu un uomo molto generoso ed era venerato e rispettato da tutti i siciliani oltre che da quelli che lavoravano per lui ed in suo onore fu eretta una statua bronzea dai Favignanesi  nella piazza principale antistante il Municipio è una statua a Palermo nella stessa piazza a lui dedicata. Come suo padre, Ignazio Florio Senior fu nominato Senatore del Regno d'Italia, morì a Palermo nel 1891 lasciando le redini del suo impero al figlio maggiore Ignazio Junior.


Intervallo Palermitano.......in attesa di nuove pubblicazioni

POST PIU' POPOLARI